Domenica 33ª del tempo ordinario /C

18
novembre
2001
Letture bibliche: Malachia 3, 19-20; Salmo 97; 2Tessalonicesi 3,7-12; Luca 21, 5-19.

Tempio di Gerusalemme (ricostruzione)

dal Vangelo di Luca, capitolo 21 versetti 5-19

5Mentre alcuni parlavano del tempio e delle belle pietre e dei doni votivi che lo adornavano, disse: 6"Verranno giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta". 7Gli domandarono: "Maestro, quando accadrà questo e quale sarà il segno che ciò sta per compiersi?".

8Rispose: "Guardate di non lasciarvi ingannare. Molti verranno sotto il mio nome dicendo: "Sono io" e: "Il tempo è prossimo"; non seguiteli. 9Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine".

10Poi disse loro: "Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, 11e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo. 12Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome.
13Questo vi darà occasione di render testimonianza.

14Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; 15io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere. 16Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; 17sarete odiati da tutti per causa del mio nome. 18Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. 19Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime.

OPERATORI DI PACE PERCHE' FIGLI DI DIO

Essere Chiesa che annuncia il Vangelo di pace in tempo di conflitti

"Verranno giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta" (Luca 21, 6).

Gesù parla della distruzione del Tempio di Gerusalemme che verrà in seguito alla guerra del 66-70 d. C. con la dispersione degli ebrei fuori della Palestina. In quella situazione i cristiani non devono prestare orecchio a false voci di giustizia ma rimanere fedeli alla parola ricevuta e operare secondo lo Spirito che è in loro.

Già nei primi decenni della vita della Chiesa i cristiani hanno conosciuto la persecuzione sia da parte delle autorità giudaiche che da quelle del potere romano.

Leggendo gli Atti degli Apostoli - scritti dallo stesso evangelista Luca - vediamo che la primitiva Chiesa ha conosciuto da subito la persecuzione; ma nello stesso tempo la Parola di Dio si è diffusa ed è stata abbracciata da tanti di altre nazioni e culture differenti.

Pensiamo all'apostolo Paolo che da prigioniero viene condotto da Gerusalemme a Roma. E durante le varie soste continua la sua opera di comunicazione del Vangelo: Egli è testimone del Vangelo in mezzo alle difficoltà. Pietro afferma con forza la sua dipendenza dal Signore e dalla sua Parola davanti al Sinedrio: "Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini" (Atti 5, 29). Stefano confonde i suoi accusatori con la sapienza che gli viene da Dio. Gesù aveva detto: "io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere" (Luca cap. 21, 15).

La fedeltà al Vangelo e la testimonianza da dare come discepoli può provocare anche divisioni perfino all'interno della famiglia e fra amici. Ma il Signore non abbandona mai i suoi, come Gesù non è stato abbandonato mai dal Padre suo, nemmeno durante le ore terribili della Passione: "nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime" (Luca 21, 18-19).

La nostra forza viene dal Signore

La fedeltà al Vangelo e la perseveranza porteranno certamente i loro frutti e manifesteranno fin da ora la pace e la serenità che viene con il Regno di Dio.

In questo tempo di contrapposizione, di terrorismo e guerra, tante voci appoggiano il partito della Crociata piuttosto che quello del dialogo paziente e dell'incontro; i cristiani sono chiamati a interrogare nuovamente il vangelo e di lì trarre la sapienza per la loro vita e per quella del mondo. Gesù ci ripete: "Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere" (Luca 21, 14-15), come se volesse dirci: Non vi spaventate, non temete; voi scendete in campo, ma sarò io a combattere; voi muoverete la lingua, ma sarò io a parlare.

Non riduciamo la tranquillità della pace a strumento di vana sicurezza, l'abbondanza dei mezzi materiali alla possibilità di accrescere il nostro egoismo. Piuttosto facciamoci operatori di pace ed essere veramente figli di Dio, portatori della vera pace che viene da Dio.

La parola che per noi risuona forte in questo tempo è quella di Gesù: "Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano" (Luca 6,27-28). Una parola che spesso, quando la si ascolta, fa scuotere la testa a tanti, anche cristiani.

A questo proposito scrive papa Gregorio Magno: "La carità e paziente, è benigna (1 Cor.13,4). È paziente, perché sopporta i mali che vengono dagli altri, ed è benigna, perché ama coloro che sopporta. Per gli uomini è virtù tollerare i nemici, per Dio è virtù amarli" (Gregorio Magno, Omelia 35, 1.3-6).

Preghiamo con forza ogni giorno il Dio della pace, perché ci dia la pace che viene dall'alto, perché raggiunga quelli che vivono nella paura e nella dispersione fuori dalla loro terra. E seminiamo dappertutto semi di riconciliazione, di conoscenza reciproca e di rispetto per tutti.


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