Festa del "Corpus Domini"
17
giugno
2001
Letture bibliche: Genesi 14,18-20; Salmo 109; 1ª Corinzi 11,23-26; Luca 9, 11b-17.

dal Vangelo di Luca cap. 9, versetti 11-17

11Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. 12Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: "Congeda la folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui siamo in una zona deserta".
13Gesù disse loro: "Dategli voi stessi da mangiare". Ma essi risposero: "Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente". 14C'erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai discepoli: "Fateli sedere per gruppi di cinquanta".


15Così fecero e li invitarono a sedersi tutti quanti. 16Allora egli prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla. 17Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste.

DIVENTARE UN SOLO CORPO PER MEZZO DI "LUI"

Il forte desiderio
di Gesù
di unirsi
a noi

C'è un rapporto di Gesù con noi che comprendiamo poco a poco, mano a mano che conosciamo come egli ci vuole bene. Il nostro rapporto con lui dipende da questa conoscenza ed evolve, matura, mentre noi lo conosciamo. Questa conoscenza dura tutto il tempo della nostra vita, fino a quando potremo vivere per sempre con lui in maniera piena e definitiva.

Mentre Gesù celebra il banchetto pasquale, alla vigilia della sua Passione, ad un certo punto prende il pane e il vino che erano sulla tavola e dice: "Prendete e mangiate, questo e il mio corpo; prendete e bevete, questo è il mio sangue che sarà versato per voi".

In queste parole Gesù ci manifesta la scelta di essere con noi, profondamente unito a noi, perché noi e Lui possiamo diventare una cosa sola.

Ogni volta che noi partecipiamo alla liturgia domenicale, stando alla mensa del Signore, Egli ci attira perché siamo sempre più pienamente uniti a Lui.

Il Vangelo
crea un legame profondo
col Signore
e fra di noi

Quando Gesù ci parla col suo Vangelo, come avviene con quella folla che lo cerca nei pressi di Betsaida, egli non si accontenta di comunicarci qualcosa di bello e poi andare oltre. Egli vuole stabilire con le persone una relazione profonda, un legame vitale, che tanti non comprendono.

Mentre Gesù parla con la folla del regno di Dio, i discepoli vedono che si avvicina l'imbrunire, lo fanno presente a Lui, dicendo che è ora di congedare la gente perché trovi il modo di nutrirsi e di alloggiare per la notte: "Congeda la folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui siamo in una zona deserta". Ma Gesù non la pensa come i discepoli. Il legame che egli vuole creare con gli uomini va molto oltre "una buona parola", egli si fa carico della vita delle persone: "Dategli voi stessi da mangiare" dice ai discepoli.

Noi,
pur essendo
molti,
siamo
un corpo solo

Ogni volta che noi partecipiamo alla mensa del Signore, siamo chiamati a diventare più intimi gli uni agli altri, mentre ci uniamo al Signore. Dice l'apostolo Paolo: "Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane" (1Corinzi cap. 10).

Quando riceviamo la Comunione, il sacerdote dice "Il Corpo di Cristo" e noi rispondiamo "Amen". Ricevendo il Corpo di Cristo, anche noi veniamo incorporati a Cristo, siamo membra del suo Corpo. Dice S. Agostino: "Siate ciò che vedete e accettate quello che siete" (Sermone 272). Ogni volta che partecipiamo alla santa Liturgia partecipiamo di quella pace e di quella unità per cui il Signore ha dato tutto se stesso.

Il pane che diventa il Corpo di Cristo è fatto di tanti chicchi di grano macinati, impastati e cotti. Molti chicchi si fondono in uno solo per avere la forma visibile del pane. Così avvenga anche di noi, ogni volta di più, perché anche di noi si possa dire come per le prime comunità: "Essi avevano un cuor solo e un'anima sola" (Atti 4,37).

Uscire
dall'individualismo
per vivere
lo spirito di
comunione

La risposta dei discepoli all'invito di Gesù "Dategli voi stessi da mangiare" si spiega all'interno di una visione individuale, rimanendo ognuno separato dagli altri. Essi rispondono: "Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente".

Più volte la comunità cristiana ha constatato che mettendo insieme con fiducia e affetto quel poco che abbiamo per noi, il Signore opera il miracolo della moltiplicazione, un miracolo che nasce dall'amore. E quello che a noi sembrava impossibile, perché prigionieri di una logica individualistica, diventa possibile per la parola e la presenza efficace del Signore.

L'Eucaristia, la Liturgia domenicale ci fanno entrare nel mistero di amore del Signore, che è mistero di pace e di unità. Ogni liturgia ci fa entrare più profondamente in questo mistero e quando usciamo per tornare alle nostre case, alla nostra nuova settimana, tutto ci è meno distante e meno estraneo: i nostri fratelli nella fede, i poveri, gli stranieri, quelli che soffrono.

Il "Corpo di Cristo" ci avvicina gli uni agli altri, ci avvicina agli uomini, particolarmente a quelli più deboli e ci fa vivere l'assillo del Signore Gesù, venuto ad abbattere ogni inimicizia, ad annunziare pace perché vivessimo non più da stranieri gli uni agli altri, ma come familiari di Dio uniti dallo stesso Spirito (cfr. Efesini 2, 11-22).


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