parrocchia
san Gennaro all'Olmo Napoli

la Bibbia
Vangelo festivo

Predicazione del 22 ottobre 2017

Domenica 29ª Tempo Ordinario /A
 
 

Letture: Isaia 45, 1.4-6; Salmo 22; 1Tessalonicesi 1, 1-5b; Matteo 22, 15-22.

 

Dal Vangelo di Matteo capitolo 22, versetti da 15 a 22

5Allora i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi. 16Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. 17Dunque, di' a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».

18Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? 19Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. 20Egli domandò loro: «Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?». 21Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

22A queste parole rimasero meravigliati, lo lasciarono e se ne andarono.


L’EQUILIBRIO CHE VIENE DALLA PAROLA DI DIO


Gesù disse ai farisei:
«Rendete a Cesare quello che è di Cesare
e a Dio quello che è di Dio».

 

Il gruppo dei farisei e degli erodiani

Nella società ebraica al tempo di Gesù troviamo un gruppo di zelanti osservanti delle regole religiose che li faceva sentire sicuri e orgogliosi dinanzi agli altri e anche dinanzi a Dio: i farisei. Essi erano infastiditi dal giovane profeta, Gesù, dalla sua parola che attirava il popolo, dai suoi comportamenti aperti a tutti che scardinavano le loro regole esteriori.

I farisei più volte cercano di fermare Gesù e la sua predicazione, di metterlo in difficoltà, di farlo cadere in contraddizione e avere di che accusarlo. La pagina evangelica di oggi ci presenta uno dei tanti tentativi fatti da loro assieme agli erodiani, un gruppo legato al re Erode, che accettava l’occupazione dell’imperatore romano Tiberio.

I tentativi di screditare Gesù

Una delegazione di farisei ed erodiani si reca da Gesù per tendergli un’altra trappola: gli chiedono se sia lecito o no pagare il tributo all’odiato imperatore romano. Essi pensano che se Gesù dovesse rispondere di non pagare si sarebbe messo contro i romani, in caso contrario si sarebbe opposto all’aspirazione di liberazione del popolo.

Si presentano a Gesù con parole piene di adulazione, facendogli complimenti che nascono da cuori invidiosi ed incattivi. Infatti più volte Gesù aveva detto ai suoi ascoltatori: «guardatevi dal lievito dei farisei che è l’ipocrisia» (Lc 12,1). Essi dicono a Gesù: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di' a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?» (Mt 22, 16-17).

La risposta di Gesù di Gesù li lascia senza parole: «Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (v.21). Restano meravigliati e senza dire nulla lo lasciano e se ne vanno.

Quello che è di Cesare e quello che è di Dio

Ma la risposta di Gesù ci fa riflettere, ci interroga sulle scelte e sui comportamenti della nostra vita, se diamo a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. Chi rappresenta oggi Cesare? Cesare è il potere: il potere dell’economia che ci domina, del denaro che porta al materialismo, che ci spinge ai consumi anche di quello che non è necessario e che accresce l’individualismo. Arriviamo a pensarci padroni di noi stessi cedendo a quella vasta cultura individualistica che porta a “liberarsi” anche da Dio.

Finiamo col circoscrivere lo spazio di Dio a qualche momento, a qualche preghiera (e nemmeno sempre), lasciando fuori la nostra vita concreta, i rapporti umani che viviamo, la storia di questo mondo che dà ancora troppo spazio alla violenza e poco alla giustizia e alla fraternità.

Lo spazio della nostra vita da ricondurre a Dio

Le parole di Gesù ci chiamano a scoprire o riscoprire che ogni uomo e ogni donna è anzitutto figlio di Dio e che a lui appartiene. Questa è la radice della nostra libertà e dignità, che vanno difese, curate e restituite a ciascuno di noi. Ogni uomo – non importa la sua condizione, la sua cultura, la sua qualità anche morale –, è creato a immagine di Dio e come tale è chiamato a vivere.

Questa impronta di Dio che è scolpita nel più profondo di ogni essere umano ci porta a riconoscerci figli dello stesso Padre e fratelli, gli uni gli altri; fratelli di tutti, particolarmente dei più deboli e dimenticati, perché hanno più bisogno di essere avvicinati, aiutati, accolti. Ogni giorno possiamo ristabilire, ricostruire il rapporto con Dio e con gli altri secondo quell’armonia descritta nella pagina della creazione: Dio che passeggia nel giardino e gli uomini, gli animali e la natura che si sviluppano e vivono ordinatamente.

L’immagine della liturgia che ci raccoglie, che ci nutre con la parola di Dio e col pane eucaristico ci indica quello che vogliamo costruire insieme secondo il disegno di Dio.

Intenzioni di preghiera

1) Signore aiuta ciascuno di noi a dare a Te il primo posto nella vita, per servirti con generosità e non lasciarci intimidire o confondere dallo spirito di questo mondo.

2) Signore, che sei grande e degno di ogni lode, riempi della tua grazia e dei tuoi doni la Chiesa. Proteggi e sostieni col tuo amore papa Francesco e il nostro vescovo Crescenzio.

3) Ti preghiamo, Signore, per chi esercita il potere, per tutti i governanti perché in ogni angolo del mondo si impegnino nella ricerca del bene comune e della pace, rispettando la libertà e la dignità di ogni uomo e di ogni donna.

4) Signore, ad una sola voce ti chiediamo di disarmare i disegni dei violenti perché l’odio, la violenza, il terrorismo, la guerra non mietano più vittime. Purifica il cuore degli uomini da ogni divisione e aiutaci ad estirpare dalla nostra vita ogni radice di inimicizia.

5) Ascoltaci, Signore, mentre invochiamo ancora salvezza e libertà per i sequestrati, in Medio Oriente, in Siria e in ogni luogo. Proteggi la vita di chi, in situazioni difficili e pericolose, non rinuncia a comunicare e testimoniare il tuo Vangelo.