parrocchia
san Gennaro all'Olmo - Napoli

la Bibbia
Vangelo festivo

Predicazione del 03/05/09

4 ª Domenica di Pasqua/B
   

Letture: Atti 4,8-12;Salmo 117;1 Giovanni 3,1-2; Giovanni 10, 11-18 .

 

"Io sono il buon pastore"

Dal Vangelo di GIovanni capitolo 10, versetti da 11 a 18

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.

Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio»

 

essere pastori e non mercenari

Gesù è il buon pastore della nostra vita

L’immagine del Buon Pastore che domina il brano evangelico di questa domenica, è molto ricorrente in tutta la Scrittura; una immagine poco presente nelle nostre società urbanizzate, ma che esprime in maniera chiara e bella chi è il Signore: egli è il pastore buono che si prende cura della nostra vita.

L’insistenza con cui le voci di questo mondo continuano a ripetere le parole rivolte a Gesù sulla croce – “salva te stesso!”, “ha salvato gli altri, non può salvare se stesso” – rendono coloro che fanno di queste parole la regola della loro vita, dei mercenari. Si vive e si agisce pensando solo ai propri interessi, si vive per il denaro e si finisce per rendere disumana la propria vita e quella degli altri.

La logica del mercato impoverisce la nostra umanità

Il mercenario è colui che non si fa carico della vita degli altri, coltiva il proprio egoismo e nel momento del pericolo o della difficoltà abbandona gli altri al proprio destino. È la logica del mercato che fa sentire il suo peso, impoverisce il cuore degli uomini e li fa vivere come mercanti che comprano e vendono cose che non soddisfano i loro desideri più profondi.

L’incontro col Signore Gesù è l’incontro con un amore che non conoscevamo, l’incontro con colui che si prende cura della vita di ciascuno, con una attenzione particolare, come spiega il profeta Isaia: “egli fa pascolare il gregge, con il suo braccio lo raduna, porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri” (40,11).

L’amore del Signore ci trasforma profondamente

Il mondo non conosce questo amore, ma noi l’abbiamo conosciuto e da questo amore veniamo salvati. Pietro, dinanzi a coloro che lo interrogavano sulla guarigione dello storpio alla Porta Bella del Tempio, testimonia con forza: “voi ci interrogate per mezzo di chi quest’uomo sia stato salvato; sia noto a tutti voi e a tutto il popolo che è nel nome di Gesù Cristo il Nazareno che costui vi sta innanzi risanato” (Atti 4,9-10).

E noi sappiamo che la nostra vita cambiata, trasformata, è frutto dell’amore paziente e misericordioso del Signore che ci ha radunati nella sua famiglia. E di questo dobbiamo essere testimoni umili e coraggiosi.

È lui che giorno dopo giorno ci conduce dal disinteresse per gli altri, alla cura e all’amore per gli altri; è Lui che ha fatto nascere e fa crescere l’alleanza bella con tante persone disperate, abbandonate, sfinite, senza pastore; con tanti malati, con tanti ha vagano smarriti senza una direzione e senza un senso per la loro vita.

L’amore del Signore è il grande dono fatto alla nostra vita

Gesù è colui che si commuove sulla vita di questi nostri fratelli e ci comunica i suoi sentimenti, il suo amore, la sua passione per gli uomini. È questo il grande dono che egli ha fatto alla nostra vita di cui essere sempre più consapevoli. “Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente” – scrive l’apostolo Giovanni (1Gv. 3,1) – e il grande amore è lo stesso suo Figlio che egli ha inviato in mezzo a noi.

Egli è venuto per farci vivere con lo stesso amore con cui egli ci ama: “Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”. E san Gregorio Magno commenta: “conosco le mie pecore – dice il Signore – cioè le amo; “e le mie pecore conoscono me”, come a dire apertamente: esse corrispondono all’amore di chi le ama; domandatevi, fratelli carissimi, se siete pecore del Signore, se lo conoscete; io parlo non solo della conoscenza della fede, ma anche di quella dell’amore, non del solo credere, ma anche dell’operare”.

Essere a nostra volta pastori, camminando dietro al Signore

Siamo chiamati ad imparare da Lui ad essere pastori, a prenderci cura delle folle disperse. Eravamo erranti come pecore ma ora siamo stati ricondotti al pastore. Con lui ci mettiamo in cerca delle pecore smarrite, con lui le portiamo al riparo. Anche se siamo deboli e inadeguati, il suo Spirito effuso nei nostri cuori ci trasforma e ci dona gli stessi sentimenti del Signore.

Impariamo ad essere pastori con lui, andiamo in cerca con lui di chi è smarrito, senza nessuno, che non sa dove andare, per condividere il suo desiderio: “ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare”. È il desiderio del Signore di ricomporre l’unità della famiglia umana, oggi così divisa e tante volte contrapposta.

Il futuro degli uomini, di questo mondo, non è nella divisione ma nella riunificazione, nella convivenza pacifica che fa vivere in pace, e dove ognuno possa avere un posto e vivere una vita degna dell’uomo.

Essere responsabili gli uni degli altri

Preghiamo perché il Signore perché ci renda più responsabili dei fratelli, delle sorelle, del prossimo. Preghiamo perché ogni giorno altri fratelli e sorelle partecipino alla vita della sua famiglia. Preghiamo perché il Signore susciti nuovi pastori che siano guide, persone che conducano gli affamati e assetati di vita ai pascoli dove si possa stare insieme e gioire insieme.

L’amore di Dio che è stato riversato nei nostri cuori, ci intenerisca intimamente, ci faccia vicini a coloro che vagano nelle nostre città in cerca di un approdo, a quelli che non sanno dove trovare conforto. Sono milioni i disperati che coprono la faccia della terra, uomini e donne vicini o lontani che aspettano consolazione e non la trovano.

I nostri desideri siano gli stessi del Signore Gesù che si commuove ancora sulle folle di questo mondo. Vivere amando è non solo camminare operando per un mondo più umano, ma rende già più umano e fraterno il mondo attorno a noi.

Intenzioni di preghiera:

O Padre misericordioso, che in Gesù ci hai offerto il vero pastore della nostra vita, rendici docili all’ascolto della sua parola e generosi nel viverla.

O Signore, che vuoi raggiungere le pecore che non sono del tuo ovile, serviti di noi per far giungere il tuo amore a tutti gli uomini del nostro tempo e aiutaci a vivere con pienezza la missione del Vangelo.

Ti preghiamo, o Signore, per il Papa Benedetto, per il nostro vescovo Crescenzio, per i vescovi,i sacerdoti e tutti coloro a cui è affidato il servizio pastorale del popolo di Dio. Perché siano testimoni umili ed efficaci dell’amore paziente e misericordioso di Gesù Buon Pastore.

O Signore, accogli le invocazioni che ti presentiamo; in particolare ascolta la preghiera di chi, malato, si affida alla speranza della tua guarigione e della tua consolazione.

O Gesù, Pastore buono che raduni gli uomini dispersi nell’unità di una sola famiglia, ascolta la nostra preghiera perché la pace, salvezza per ogni popolo, venga presto inogni angolo del mondo.