parrocchia
san Gennaro all'Olmo - Napoli

la Bibbia
Vangelo festivo
Predicazione del 18/06/06
Festa del Corpus Domini/B
   
Letture: Esodo 24, 3-8; Salmo 115; Ebrei 9, 11-15; Marco 14, 12-16.22-26.

 


"..prese il pane, lo spezzò e lo diede loro.. "

Dal Vangelo di Marco capitolo 14 versetti da 12 a 16 e da 22 a 26

12Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: “Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?”. 13Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: “Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo 14e là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli? 15Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, già pronta; là preparate per noi”. 16I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua.

17Venuta la sera, egli giunse con i Dodici. 18Ora, mentre erano a mensa e mangiavano, Gesù …22prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: “Prendete, questo è il mio corpo”. 23Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. 24E disse: “Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti. 25In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio”.

26E dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Nell'Eucarestia Cristo si dona a noi
e diventa nostro modello di vita

Un mistero di amore da cui nasce la Chiesa

La festa del Corpus Domini, istituita dalla Chiesa nel tredicesimo secolo, affonda le radici nell’Ultima Cena di Gesù con i discepoli. Il Vangelo proclamato nella santa Liturgia, infatti, ripropone quelle parole forti e concrete che dovettero sconvolgere non poco i discepoli quando Gesù, prendendo il pane e il vino, disse: “Questo è il mio corpo... Questo è il mio sangue”. Nel linguaggio semitico significano, semplicemente e paradossalmente: “Questo sono io stesso”. Davvero è un “mistero della fede”, come cantiamo nella Santa Liturgia; ed assieme un “mistero di amore”.

In un mondo in cui tutto sembra essere virtuale e dove è difficile che gli uomini si sentano “realmente” gli uni vicini agli altri, in un mondo come il nostro dove si parla di uomini e donne soli, quello di una presenza “reale” è senza dubbio un mistero grande e benefico in questa società. È un mistero consolante e opportuno per tutti.

L’Eucarestia ci parla di un’incredibile e inimmaginabile amore. Se apriamo gli occhi del cuore comprenderemo e gusteremo questo mistero di Dio che ha inventato l’impossibile pur di restarci accanto con il suo stesso corpo. Quel pane e quel vino, secondo le parole di Gesù, sono veramente il “corpus Domini”. È il cuore della Chiesa. Da tale mistero la Chiesa nasce, di tale mistero vive, e da tale mistero è plasmata. Così dicevano i Padri: “L’Eucarestia fa la Chiesa”. E come diceva san Tommaso, l’Eucarestia è il sacramento dove si fabbrica la Chiesa, cioè il cantiere dove si costruisce il “popolo di Dio”.

È l’Eucarestia che fa la Chiesa; non siamo noi a farla, non sono i nostri sforzi, non sono le nostre organizzazioni. La Chiesa non si fa da sola, non si edifica da se stessa. L’Eucarestia fa la Chiesa perché ripresenta la morte e la resurrezione di Gesù. Il grande vescovo, san Giovanni Crisostomo, diceva ai suoi fedeli: “Noi offriamo sempre il medesimo Agnello, e non uno oggi e domani un altro, ma sempre lo stesso. Per questa ragione il sacrificio è sempre uno solo”.

Nell’Eucarestia vediamo l’amore di Gesù per i discepoli e le folle che accorrevano a lui

Nell’Eucarestia vediamo in maniera tutta particolare quello che ha fatto Gesù per noi: si è offerto per noi, ha dato a sua vita per noi. Nel pane e nel vino consacrati Gesù è presente come colui che si sacrifica per noi. È realmente presente come corpo (pane) “spezzato” e sangue (vino) “versato”; cioè come colui che dona interamente il suo corpo e il suo sangue per la salvezza di tutti.

La festa del Corpus Domini, presentando l’Ostia consacrata, mostra ai credenti Gesù che si dona totalmente, che non conosce risparmio alcuno per aiutare tutti. Quel pane e quel vino, “versato per voi e per tutti”, raccolgono, in una misteriosa sintesi, l’amore di Gesù per i discepoli e per le folle di malati e bisognosi che accorrevano a lui.

Nella tradizione di questo giorno, che è viva in tanti luoghi nel mondo, l’Eucarestia traversa le strade e le piazze delle città e dei paesi, addobbate con i drappi e con i fiori. È far festa al passaggio del Signore, ed è fatto pubblicamente, nelle strade delle nostre città e dei nostri paesi. Tutti, credenti e non credenti, abbiamo bisogno che finalmente passi in mezzo a noi un uomo come Gesù.

Il Signore ci viene incontro: ci parla, ci accompagna, ci sostiene

Il Signore deve continuare a camminare per le nostre strade, come faceva negli anni della sua vita terrena: Egli è l’unico capace di parlare ai cuori tristi e soli; l’unico in grado di accompagnare i passi degli uomini e delle donne nel difficile cammino della vita; l’unico che sa commuoversi sulle folle di questo mondo tanto spesso abbandonate al loro destino; l’unico capace di consolare e confortare; l’unico che si fa carico delle speranze e delle angosce dei poveri. Quel pane “spezzato” non ha bisogno di moltiplicare le parole. Parla da sé. Gesù, fattosi cibo per tutti, ci mostra sin dove giunge l’amore di Dio per noi.

Quell’Ostia, mentre manifesta fino a che punto giunge l’amore di Dio per noi, contesta il nostro modo gretto e avaro di vivere, le attenzioni e le cure meticolose per il nostro corpo, il nostro istinto teso al risparmio della fatica e delle energie, la nostra abitudine a trattenere tutto per noi. Insomma, mentre ognuno di noi cerca di risparmiarsi nei confronti degli altri per accentrare tutto verso se stesso, Gesù eucaristico manifesta esattamente l’opposto: “non sono venuto per essere servito, ma per servire”, dice con i fatti e non solo con le parole. Possa l’Eucarestia penetrare nel cuore di ciascuno, ci tocchi tutti e ci renda più simili al Signore Gesù.

La processione dei poveri manifesta il Corpo sofferente di Cristo

La processione del “Corpus Domini” che si svolge in questo giorno in tante città, ci spinge a guardare ad un’altra processione che continua a traversare ogni giorno le strade delle nostre città. Si tratta della processione dei poveri, degli immigrati, dei nomadi, degli sbandati che continuano a percorrere le nostre strade. Anche costoro sono il “corpo di Cristo”; e la loro lunga teoria è la processione delle membra ferite di quel corpo santo.

Dai Vangeli sappiamo che in loro c’è Gesù, e non meno realmente che nell’Eucarestia. Questa processione, purtroppo, è spesso ostacolata, osteggiata. Nei primi secoli della la sensibilità evangelica nei confronti dei poveri era molto evidente; a chi chiedeva dove si trova la casa del vescovo, si rispondeva: “segui la fila dei poveri e la troverai”.

La presenza di Gesù nell’Eucarestia e la presenza di Gesù nei poveri sono intimamente collegate. San Giovanni Crisostomo diceva: “Se volete onorare il corpo di Cristo, non disdegnatelo quando è ignudo. Non onorate il Cristo eucaristico con paramenti di seta, mentre fuori del tempio trascurate quest’altro Cristo che è afflitto dal freddo e dalla nudità”.

La cura dei poveri, degli sradicati, dei deboli, degli umili, degli oppressi – scriveva il cardinale Yves Congar - è un obbligo per la Chiesa. Non può esistere comunità cristiana senza servizio di carità e senza celebrazione dell’Eucarestia. Comunità cristiana, Eucarestia e servizio ai poveri e agli umili sono legate fra di loro. E l’esperienza dimostra che esse o vivono insieme o languono insieme”.
  • Intenzioni di preghiera:

  • O Signore tu che ti sei fatto cibo per tutti e ci hai mostrato dove giunge l’amore di Dio, rinnova la nostra vita, apri il nostro cuore al tuo amore e insegnaci a non risparmiarci per aiutare chiunque è nel bisogno.
  • O Signore tu che nutri continuamente il tuo popolo con il pane di vita eterna, custodisci nell’unità la tua Chiesa sparsa su tutta la terra, perché sia in Te un solo corpo, proteggi il Papa Benedetto e il nostro vescovo Michele.
  • Ti preghiamo o Signore per noi che spezziamo insieme il pane della vita e ci nutriamo al calice della salvezza, perché sempre impariamo a condividere con generosità il pane terreno e a soccorrere i poveri, gli affamati, gli assetati, coloro che sono nel dolore e nell’indigenza.
  • Ti preghiamo, o Signore, per coloro che sono malati: liberali dal male, dona loro il tuo conforto e la tua salvezza. Accogli nel tuo amore le loro invocazioni, esaudiscile per la tua grande misericordia..
  • O Signore aiutaci a coltivare sentimenti di pace nel nostro cuore. Fa’ che la pace sia quel lievito capace di cambiare l’umanità intera sconfiggendo ogni spirito di divisione e di inimicizia.
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