parrocchia
san Gennaro all'Olmo - Napoli

la Bibbia
Vangelo festivo
Predicazione del 03/04/05
2ª Domenica di Pasqua /A
   

Letture:Atti 2, 42-47; Salmo 117; 1 Pietro 1, 3-9; Giovanni 20, 19-31


"Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani"

Dal Vangelo di Giovanni, capitolo 20 versetti da 19 a 31

19La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».

20Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch`io mando voi».

22Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; 23a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».

24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò».

26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c`era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».

27Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!».

28Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».

30Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. 31Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

il signore ci dona la sua pace
e ci apre il cuore al vangelo

Aprire il nostro cuore al Signore

Gli Apostoli se ne stavano rintanati nel Cenacolo, a porte chiuse, per paura. Paura di perdere la loro vita e la loro tranquillità o anche quel poco che era loro rimasto dopo la morte di Gesù. Erano tristi e rassegnati, tanto da prendere in giro le donne che avevano annunciato loro la resurrezione di Gesù. Ma il Signore aprì il loro cuore e vinse la loro incredulità. Al vedere il Signore – scrive l’evangelista – i discepoli gioirono e furono ripieni di Spirito Santo. Furono trasformati profondamente come da una nuova e irresistibile energia interiore. Non erano più come prima. E subito lo dissero a Tommaso: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma Tommaso non volle credere alle loro parole: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò”. Eppure non era un cattivo discepolo.

Lo scandalo del Vangelo

Quando Gesù aveva parlato della sua dipartita, Tommaso si era fatto avanti: “Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?”. Non era incapace di sentimenti. Tuttavia, aveva ormai accettato che la resurrezione, di cui Gesù aveva pure parlato, fosse solo un discorso. E quando gli altri dieci gli annunciarono il Vangelo di Pasqua, egli rispose con il suo discorso, con il suo credo: “Se non vedo e non metto la mano nel suo costato, non crederò”. È il credo di un uomo non cattivo, anzi generoso. Ma per lui esiste solo ciò che vede e tocca. Potremmo dire che è l’atteggiamento dell’uomo esteriore, prigioniero del proprio orizzonte ristretto, che non crede a quello che non riesce a toccare, a ciò ch’è lontano da sé e dal proprio interesse. È il “non credo” di un mondo di egocentrici, che facilmente diventa pigro, violento e ingiusto. L’egocentrismo porta sempre a chiudere il proprio cuore. In questo senso Tommaso è anche dentro di noi.

Tuttavia il Vangelo non si scandalizza di tale incredulità. Anzi in certo modo suggerisce che le difficoltà a credere non sono mai mancate; fin dall’inizio il Signore ha dovuto scontrarsi con l’incredulità dei discepoli. Solo le donne non dubitano. Forse perché il loro cuore si era lasciato tanto trafiggere dall’amore di Gesù da non abbandonarlo neppure sulla via della croce.

La nuova vita

Otto giorni dopo la Pasqua, Gesù ritorna in mezzo ai discepoli. Questa volta c’è anche Tommaso. Potremmo aggiungere: ci siamo anche noi. E Gesù, dopo aver ripetuto il saluto di pace, invita Tommaso a toccare le sue ferite. In verità è Gesù che tocca il cuore incredulo del discepolo chiamandolo per nome ed esortandolo: “non essere incredulo, ma credente”.

Queste parole piene di affetto e di tenero rimprovero fanno cadere in ginocchio Tommaso; non ha avuto bisogno di toccare, perché è stato toccato lui nel cuore dal Vangelo. Certo ha visto il Signore ancora segnato dalle ferite. E forse è stata proprio la visione del corpo ferito, il veicolo attraverso cui le parole del Signore sono arrivate al cuore di Tommaso. “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano e mettila nel mio costato”, dice Gesù a Tommaso.

Sì, è necessario mettere le mani nei tanti corpi feriti, malati e indeboliti che noi incontriamo, se si vuole incontrare il Signore risorto.

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