parrocchia
san Gennaro all'Olmo - Napoli

la Bibbia
Vangelo festivo
Predicazione del 19/10/03
domenica 29ª tempo ordinario - anno B
 

Letture: Isaia 53, 2.3.10-11; Salmo 32; Ebrei 4, 14-16; Marco 10, 35-45.

"Chi vuol essere grande tra voi
si farà vostro servitore"

Dal Vangelo di Marco, capitolo 10, versetti da 35 a 45

35Si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: «Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo». 36Egli disse loro: «Cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: 37«Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».

38Gesù disse loro: «Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo».

39E Gesù disse: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete. 40Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

41All’udire questo, gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni. 42Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere.

43Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, 44e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. 45Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

OPERIAMO PER CAMBIARE QUESTO MONDO

I veri cristiani non vivono secondo lo spirito di questo mondo

Il Vangelo è un lievito nella nostra vita che non ci fa rassegnare alla vita quotidiana, non ci fa vivere nell’abitudine, ma ci fa passare in mezzo a questo mondo con preoccupazione per il futuro, guardando con affetto e simpatia tutti quelli che desiderano cambiare questo mondo.

Per noi credenti il cambiamento inizia da dentro noi stessi, operando una rivoluzione spirituale che ci fa partire non dall’economia e dal potere, ma dal servizio, dal bene comune che giova a tutti. Il mondo così com’è, pieno di violenza, di guerre, non ci sta bene, non lo accettiamo, non vogliamo convivere passivamente con questa realtà.

In questi giorni è stata ricordata la deportazione del 16 ottobre 1943, quando più di mille ebrei romani furono deportati ad Auschwitz, da dove alla fine della guerra ritornarono solo 16 persone; nessuno dei 200 bambini anch’essi deportati vi fece ritorno.

La nostra fede nell’unico Dio ci porta ad affermare ed operare perché tutti i popoli siano realmente uguali, abbiano le stesse possibilità di vita, di nutrimento, di cure. Fu proprio a partire dalla negazione dell’uguaglianza che si giunse fino alla Shoà, lo sterminio degli ebrei.

La richiesta di Giacomo e Giovanni a Gesù

Il Vangelo di oggi ci presenta i due discepoli Giacomo e Giovanni che con molta decisione pongono una domanda a Gesù, per ottenere i primi posti nel futuro regno che essi pensano sia prossimo ad insediarsi: “Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo”. Desiderano sedere alla destra e alla sinistra del Signore, cioè avere le prime cariche, quelle più importanti.

Questa sete di potere, di affermazione di sé, che essi manifestano, fa cercare solo i propri interessi, spinge al protagonismo, lasciando da parte il bene comune e soprattutto trascurando i più deboli. “Tutti cercano i propri interessi” – scrive l’apostolo Paolo nella lettera ai Filippesi (2,21) e non quelli di Gesù e del suo Vangelo. E così facendo ci si trova facilmente gli uni contro gli altri, nascono ostilità, si diventa antipatici.

Dobbiamo ricordare che Giacomo e Giovanni sono, assieme a Pietro, i prediletti del Signore: solo essi salgono sul monte della Trasfigurazione, solo essi accompagnano il Maestro nella casa del capo della sinagoga, saranno essi a dover stare più vicini a Gesù nell’Orto degli Ulivi, anche se si addormenteranno assieme a tutti gli altri..

Per Gesù comandare significa servire

Eppure ritengono normale cercare di accaparrarsi i migliori posti nel futuro regno, sorvolando completamente sulla Passione su cui Gesù insisteva da molto tempo. E Gesù, con infinita pazienza ripresenta quanto aveva detto circa le sofferenze che aspettano non solo lui ma anche i suoi discepoli. Lo fa attraverso le due metafore del calice e del battesimo: “Potete bere il calice che io bevo o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?”.

Alla risposta pronta dei due Gesù assicura loro la partecipazione alle sue sofferenze, ma nega il favore richiesto, dicendo che non spetta a lui assegnare i posti, ma al Padre suo. Vediamo quanto i discepoli hanno bisogno di crescere interiormente, per giungere ad essere simili al loro Signore, assimilando i suoi pensieri e i suoi sentimenti. Nelle ore che precedono la passione, durante l’ultima cena egli dirà loro: “Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato” (Giovanni 15,7). Solo con una comunione profonda col Signore si giunge ad avere gli stessi suoi desideri e gli stessi suoi intenti.

“Imparate da me che sono mite e umile di cuore”

Il risentimento degli altri dieci era da aspettarselo, perché anche essi non erano esemplari di umiltà per lasciar passare inosservato il tentativo ambizioso dei due fratelli. Già altre volte c’erano state discussioni fra di loro come quando si misero a parlare su chi fosse il più grande fra di loro. Gesù aveva detto loro: “Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti” (Marco 9, 35). Ora approfitta dell’incidente per parlare loro nuovamente dello spirito di umiltà e di servizio che deve animare la comunità dei discepoli.

Senza la Parola del Signore e la forza del suo Spirito noi siamo “erranti come pecore, seguendo ognuno la sua strada” (1 Pietro 2,25 e Isaia 53,6), la strada che seguono tutti, quella del proprio interesse, del protagonismo, che fa preoccupare solo di se stessi.

“Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza – dice Paolo – perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare” (Romani 8,26). Ed è lo Spirito che ci fa conoscere quello che è bello e buono per noi, per tutti gli uomini. E ci farà scoprire che la vita spesa come servizio agli altri dona gioia, ci fa essere lievito nella pasta di questo mondo, lavorando per il bene di tutti, sollevando quelli che sono stati posti ai gradini più bassi nella società.

L’apostolo Paolo ha fatto sue le parole del Signore, ha vissuto secondo il Vangelo, mettendosi al servizio di tutti, come egli stesso ci dice scrivendo alla comunità di Corinto:

“pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero: mi sono fatto Giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei ... Con coloro che non hanno legge sono diventato come uno che è senza legge … Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il vangelo, per diventarne partecipe con loro” (1 Corinzi 9,19-23).

Con questo spirito anche noi potremo suscitare, come ha fatto Paolo, tante piccole comunità radicate nel Vangelo, che diventano sale di questa terra, luce del mondo.