parrocchia
san Gennaro all'Olmo - Napoli
la Bibbia
Vangelo festivo
Predicazione del 24/11/02
Domenica 34ª del tempo Ordinario - anno A
 

Letture: Ezechiele 34, 11-12.15-17; Salmo 22; 1Corinti 15, 20-26.28; Matteo 25, 31-46.


Il giudizio universale

dal Vangelo di Matteo, capitolo 25 versetti 31-46

31Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. 32E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, 33e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.

4Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 35Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, 36nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.

37Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 38Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 39E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?

40Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.

41Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. 42Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; 43ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.

44Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? 45Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. 46E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna".

AMANDO I POVERI COSTRUIAMO IL NOSTRO VERO FUTURO

Le priorità per la vita dell'uomo secondo Dio

Ognuno di noi, attraverso la propria esperienza e la conoscenza del mondo, si è fatta una sua idea di questa nostra società, una sua visione del mondo.

Il Vangelo di oggi ci svela in maniera chiara la visione di Dio su questo mondo e quali sono le priorità per la vita dell'uomo. Dal fatto che Gesù fonda il tempo definitivo per gli uomini totalmente sull'amore, sulla solidarietà che avremo avuto in questa società verso i più deboli, i poveri, possiamo comprendere quanto è centrale per noi, per la nostra realizzazione umana, la solidarietà con i poveri.

Gesù ci dice che alla fine dei tempi tutti i popoli saranno radunati davanti a lui - cristiani, credenti di altre religioni e anche non credenti. Quelli che, benedetti, ricevono il regno, hanno praticato la misericordia.

Gesù si identifica con i poveri

Dobbiamo dire, in realtà, che tutte le religioni predicano la misericordia, invitano l'uomo ad aprirsi a quanti sono nel bisogno. Ma la particolarità del vangelo consiste nel fatto che Gesù si identifica con i più poveri: "ogni volta che avete fatto una di queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatta a me" (Matteo 25,40). Egli dice che la misericordia - praticandola verso chi ha fame, ha sete, è forestiero, è nudo, malato, carcerato - è stata praticata nei suoi confronti. L'incontro con i bisognosi è considerato direttamente un incontro con Gesù.

Fratelli non sono solo i fratelli nella fede, quelli della propria comunità, o tutti quelli che fanno la volontà del Padre. Gli affamati, gli assetati, i forestieri, i nudi, i malati, i prigionieri, sono i suoi fratelli più piccoli.

E questi fratelli più piccoli sono molti, sparsi in tante parti del mondo; sono bambini arruolati già in tenera età per combattere; sono stranieri che senza prospettive nel loro paese fuggono con la speranza di trovare altrove un luogo per vivere; sono anziani che non hanno nessuno al mondo che pensi a loro, sono persone rimaste senza casa e senza mezzi a causa della guerra … Sono tanti. Chi si avvicina a questi fratelli più piccoli scopre che desiderano affetto, desiderano parlare, raccontare a qualcuno, interrompendo il pesante silenzio che riempie le loro giornate.

Affrontare il male con la misericordia

Mentre Gesù ci parla, pensiamo ai discorsi e progetti di guerra che si sentono da tante parti; pensiamo a quelli che vivono nella paura e vivono in paesi dove c'è la guerra. Davanti a questo freddo che prende tanti cuori, noi pensiamo a Gesù che è stato misericordioso, ha esercitato la misericordia senza alcun limite. Pensiamo a Gesù attorniato e cercato da una folla di malati, di bisognosi, di disprezzati.

Pensiamo a quel re mite e mansueto che entra in Gerusalemme seduto sopra un asinello. "Beati i misericordiosi - dice ai suoi discepoli - perché troveranno misericordia (Matteo 5,7) … Imparate da me che sono mite ed umile di cuore e troverete ristoro per le vostre anime" (Matteo 11,29). E pensiamo alle tante esperienze di fratellanza che si vivono in ogni parte del mondo. Pensiamo all'esperienza di amicizia e di misericordia che il Signore ci fa vivere con i nostri amici più poveri.

Tutti gli uomini sono chiamati a praticare la misericordia, ma per i cristiani la misericordia praticata o rifiutata è la prova lampante della loro fede. "Misericordia voglio e non sacrificio" ha ripetuto Gesù (Matteo 9,13). Egli prova compassione per le pecore affaticate senza pastore. E chiama noi a condividere gli stessi suoi sentimenti. Dice il Signore: "Prendete il mio giogo su di voi … il mio giogo è dolce e il mio carico leggero" (Matteo 11, 29-30). Facciamoci strumenti di Cristo, rivestendo le vesti della carità. Seminando benedizione raccoglieremo benedizioni (cfr. Corinzi 9,6).

I miti e umili di cuore si alleano con i poveri

Commentando questo Vangelo così ha scritto Gregorio di Nazianzo, grande padre della Chiesa orientale: "Mentre integro attraversi il mare di questa vita, non trascurare disumanamente colui che con la sua nave va verso il naufragio. Mentre viaggi col vento favorevole, porgi aiuto a colui che fa naufragio; mentre sei sano e ricco, soccorri chi è ridotto male ... Visitiamo Cristo, tutto il tempo che ci è possibile, curiamo Cristo, nutriamo Cristo, vestiamo Cristo, riuniamo Cristo, onoriamo Cristo portando all'altare i doni della misericordia attraverso i poveri prostrati a terra in questo giorno".

La salvezza delle nostre persone, la salvezza di questo mondo, passa per questa alleanza con i più deboli. Il profeta Ezechiele nella prima lettura ci parla della cura amorevole con cui il Signore raccoglie da ogni parte tutti quelli che sono dispersi, smarriti, al freddo e al buio. Nelle parole che egli usa vediamo descritta l'azione di Gesù: "Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita; fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia".

Il Signore vuole condurre ciascuno di noi nel regno della vita, luogo dove non si accetta di vivere nell'indifferenza davanti a persone abbandonate, davanti alle quali nessuno si interessa. Lo spettacolo che tante volte vediamo di povertà, di bisogno, di ingiustizie, ci fa pensare piuttosto a un regno di morte. Noi siamo chiamati ad edificare il regno della vita, dove ogni persona ha un valore, anche quando è debole, anziano, diverso.