parrocchia
san Gennaro all'Olmo - Napoli
la Bibbia
Vangelo festivo
Predicazione del 24/03/02
domenica delle Palme - anno A
 
Letture: Matteo 21, 1-11; Isaia 50, 4-7; Salmo 21; Filippesi 2, 6-11; Matteo 26,14 - 27,66.

L'entrata di Gesù in Gerusalemme

dal Vangelo di Matteo, capitolo 21 versetti 1-11

1Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli 2dicendo loro: «Andate nel villaggio che vi sta di fronte: subito troverete un`asina legata e con essa un puledro. Scioglieteli e conduceteli a me. 3Se qualcuno poi vi dirà qualche cosa, risponderete: Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà subito».

4Ora questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta:
5 Dite alla figlia di Sion: Ecco, il tuo re viene a te
mite, seduto su un`asina, con un puledro figlio di bestia da soma.

6I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: 7condussero l`asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. 8La folla numerosissima stese i suoi mantelli sulla strada mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla via. 9La folla che andava innanzi e quella che veniva dietro, gridava:
Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Osanna nel più alto dei cieli!

10Entrato Gesù in Gerusalemme, tutta la città fu in agitazione e la gente si chiedeva: «Chi è costui?». 11E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nazaret di Galilea»

 

ENTRIAMO NEL MISTERO DI UN AMORE
PIU' FORTE DELLA MORTE


La liturgia delle palme inizia in un clima festoso: Gesù accompagnato da una folla gioiosa entra in Gerusalemme. È seduto sopra un asinello che gli è stato prestato, entra mite e umile nella città, come mite e umile bussa al cuore di ciascuno chiedendo di entrare. Anche noi ci uniamo a quella folla e diciamo: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore".

Ma poi segue il vangelo della Passione secondo Matteo: durante la passione vediamo un uomo che non smette di amare, mentre intorno c'è congiura e tradimento, ingiustizia e violenza.

Gli amici di Gesù

Gli amici di cui Gesù si è circondato sono persone normali, gente comune, e anche fragile. Ma è anche gente che rifiuta di riconoscere la propria debolezza.

Quando Gesù prova ad aprire gli occhi ai discepoli, a prepararli alle ore difficili della sua passione e morte, essi non comprendono: "Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte … ma dopo la mia risurrezione vi precederò in Galilea" (Matteo 26,31-32). E Pietro con tutti gli altri reagisce quasi risentito: "Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai … Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò". L'evangelista annota: "Lo stesso dissero tutti gli altri discepoli".

Dopo la cena Gesù esce nella notte e va nel giardino degli Ulivi, appena fuori Gerusalemme. È il luogo dove spesso si ritirava per pregare. Chiede ai discepoli di vegliare, pregando con lui. Ma essi si addormentano. Gesù nella preghiera riceve la forza dal Padre, mentre sta per scatenarsi la violenza del male su di lui.

Le forze del male non vincono l'amore disarmato

Nelle ore del processo, prima davanti alle autorità religiose e poi davanti al tribunale di Ponzio Pilato, vediamo la violenza dei forti sui deboli, vediamo il volto di tanti condannati a morte, maltrattati e calpestati. Vediamo lo scandalo dei discepoli che davanti al loro maestro arrestato fuggono lasciandolo solo.

Mentre seguiamo il racconto di tutta la passione fino alla condanna e alla morte in croce, possiamo entrare nel mistero di amore di Dio che si manifesta in quelle ore terribili: Gesù che continua a voler bene a Giuda chiamandolo amico, che rifiuta la violenza della spada, affrontando gli insulti fin sotto la croce. Il tempo della preghiera trascorso nelle ore precedenti l'arresto è stato il tempo della forza e della fiducia nel Padre, Con questa forza Gesù va incontro alla passione e alla morte.

Vogliamo ricordare oggi monsignor Romero, vescovo di San Salvador, ucciso proprio il 24 marzo 1980, mentre offriva il pane e vino sull'altare. Trovatosi a guidare la sua Chiesa in un clima di violenza e di persecuzione, Romero trova la sua forza nella preghiera, si oppone sempre ad ogni violenza, scegliendo di stare dalla parte dei poveri e cercando il dialogo con tutti, anche con i nemici del Vangelo.

La preghiera e l'urlo di Gesù

Ai piedi della croce troviamo un piccolo gruppo di persone che prega, mentre la folla insulta quel condannato innocente. Gesù prega rivolgendosi al Padre ed emette un urlo prima di morire.

È un urlo che continua oggi a giungere da tanti dimenticati nei bracci della morte, che subiscono umiliazioni e torture; è l'urlo di tanti oppressi da dolori e sofferenze, è anche lo spasimo di quelli che non hanno più la forza di farsi sentire.

Sulla croce Gesù comincia una preghiera che non riesce a terminare, sopraffatto dal dolore: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". È l'inizio di una preghiera, di un salmo che continua: "Dio mio, invoco di giorno e non rispondi, grido di notte e non trovo riposo … Da me non stare lontano, poiché l'angoscia è vicina e nessuno mi aiuta". È una preghiera che siamo chiamati a continuare, un urlo da raccogliere.

Il mistero di un amore da scoprire e accogliere

Nei giorni della settimana santa c'è un mistero di amore da scoprire, una fiducia da fare nostra, una forza di amore che cambia questo mondo e cerca cuori disponibili a lasciarsi invadere e trasformare. Questa forza di amore è più forte della morte, è più forte di ogni rassegnazione e può far rinascere le nostre vite e la vita di questo mondo.

Davanti alla sua tomba, chiediamo al Signore che tolga dal nostro cuore la pietra pesante che ci fa vivere chiusi, che durante questi giorni ci faccia conoscere la "moltitudine delle sue compassioni", nel suo grande amore per gli uomini. Ci contagi del suo amore e ci faccia risorgere con lui alla vita.