Domenica 34ª del tempo ordinario /C

25
novembre
2001
Letture bibliche: 2Samuele 5,1-3; Salmo 121; Colossesi 1,12-20; Luca, 23,35-41.

Crocifisso fra due ladroni

dal Vangelo di Luca, capitolo 23 versetti 35-43

35Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: "Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto".

36Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell`aceto, e dicevano: 37"Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso".

38C`era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei.

39Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!".

40Ma l`altro lo rimproverava: "Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? 41Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male".

42E aggiunse: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno".

43Gli rispose: "In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso".

"SONO VENUTO A SALVARE CIO' CHE ERA PERDUTO"

Vivere la vita e il tempo assieme al Signore

L'anno liturgico che si conclude oggi con la festa di Cristo Re è il segno del tempo che scorre, ma vissuto lasciandoci guidare dal Signore. Egli si manifesta nel tempo, ieri come oggi, e accompagna e opera nella storia degli uomini.

L'esperienza che il Signore ci fa vivere come amici suoi, suoi discepoli, ci conduce giorno per giorno a guardare con occhi nuovi, comprendere cose nuove e operare con la forza che viene da Lui.

Il Signore che il Vangelo di oggi ci fa vedere in croce, in mezzo a due malfattori è lo stesso che quando è venuto sulla terra, al momento della nascita, non ha trovato chi lo accogliesse, se non poche persone come i pastori di Betlemme.

Tutto il Vangelo ci mostra Gesù che va in cerca di tutti, incontro a tutti, senza escludere nessuno: si fa vicino a malati, ai pubblicani, ai peccatori. A Nazaret aveva cominciato la sua predicazione dicendo di essere venuto "per proclamare ai prigionieri la liberazione … e per rimettere in libertà gli oppressi" (Luca 4,18). Le ultime parole che pronuncia sulla croce sono indirizzate ad un condannato a morte e offrono la salvezza ad un malfattore appeso alla croce.

Chi è quell'uomo crocifisso?

Ai piedi della croce troviamo Maria e qualche discepolo, in mezzo a un popolo che sta a guardare, con i capi che lo scherniscono, i soldati che lo deridono, uno dei malfattori crocifissi che bestemmia contro di lui.

È una persona sconfitta? Il Vangelo che ha predicato è inutile?

Il nostro Dio è un Dio paziente e misericordioso, lento all'ira e ricco di grazia - ci dicono i salmi (s.145,8). Il Signore sa attendere la conversione del peccatore. Infatti questo popolo che sta a guardare se ne torna a casa battendosi il petto; il centurione glorifica Dio dicendo "Veramente quest'uomo era giusto". E prima ancora uno dei due crocifissi a lato di Gesù si rivolge a lui chiamandolo per nome e sperimentando che veramente egli è "venuto a salvare ciò che era perduto" (Luca 19,10).

La croce di Gesù non è il segno della sconfitta ma l'icona della misericordia di Dio verso ciò che è perduto.

Noi aprendoci al Vangelo sperimentiamo l'opera misericordiosa del Signore che si è dispiegata a partire dalla Croce e che è giunta fino a noi attraverso la testimonianza di tanti che con la loro vita hanno scelto di stare dalla parte del Signore.

La famiglia dei "salvati"

La comunità in cui il Signore ci fa vivere è la famiglia dei salvati, è l'icona della misericordia. Stiamo comprendendo poco a poco chi è quell'uomo crocifisso che non ha pensato a salvare se stesso ma a salvare gli altri fino alla parola che rivolge a un criminale condannato come ultima persona a cui parla prima che egli muoia.

Il Signore Gesù continua ad essere vicino ai dimenticati della terra, in tanti luoghi lontani e vicini a noi. Prendendo il Vangelo fra le nostre mani, noi impariamo a farci vicino, riceviamo misericordia e impariamo il linguaggio della misericordia.

L'apostolo Paolo ci invita a "ringraziare con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce" (Colossesi 1,12). Il Vangelo ci apre il cuore e ci fa andare incontro ai poveri, ai malati, agli stranieri, agli anziani soli. Ci fa alzare lo sguardo da noi stessi e rivolgerlo a popoli lontani che sono privi di tutto e ci fa chiedere: "Che cosa posso fare per loro?".

La comunità è questa famiglia di "perduti" che sono "salvati" da quell'uomo Gesù che non ha pensato a salvare se stesso, ma a salvare gli altri. Da quell'uomo crocifisso noi apprendiamo che davanti a lui nessuno è senza speranza, per ognuno c'è possibilità di conversione.

"Chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo la salverà" (Mc. 8,35)

Per tre volte giunge a Gesù l'invito gridato "Salva te stesso!", quasi a ricordare le tre tentazioni per opera di Satana. E Gesù non risponde a queste provocazioni, risponde a quel condannato che si rivolge a lui: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". E gli dice: "oggi sarai con me nel paradiso" (Luca 23,42-43.

Quell'uomo che sembra sconfitto solleva dall'abisso chi è perduto, riconcilia gli uomini divisi, da lui si sprigiona una forza di pace. Guardiamo il volto della comunità: vediamo tanti che erano soli, senza speranza, dimenticati, che ora sorridono, che si tengono per la mano. È la forza di amore che sgorga da Gesù, dal Vangelo, che avvicina gli uomini, fa cadere i muri, libera dalla paura e crea alleanze.

Scegliamo di vivere la nostra vita col Signore, di pensare al futuro per noi e per questo mondo con la forza del Vangelo.

Anche noi oggi ci facciamo davanti al Signore e gli diciamo come il popolo di Israele disse al giovane Davide: "Ecco noi ci consideriamo come tue ossa e tua carne"; noi vogliamo appartenere a te, vivere con te, in questa tua famiglia e continuare la testimonianza di tanti che ci hanno preceduto e sperimentare e manifestare la tua misericordia.


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