Domenica 27ª del tempo ordinario /C

07
ottobre
2001
Letture bibliche: Abacuc 1, 2-3; 2, 2-4; Salmo 94; 2ªTimoteo, 1, 6-8.13-14; Luca 17, 5-10.

"Signore, aumenta la nostra fede"

dal Vangelo di Luca cap. 17, versetti 5-10

5Gli apostoli dissero al Signore: 6"Aumenta la nostra fede!". Il Signore rispose: "Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe.

7Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? 8Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? 9Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?

10Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare".

AVERE FEDE È CREDERE NELLA FORZA DEBOLE
DELLA PAROLA DI DIO

Non confidare nelle proprie forze

Dice il profeta Abacuc: "ho davanti rapina e violenza e ci sono liti e si muovono contese" (1,3).

Ci troviamo spesso davanti a fatti violenti che sconcertano, disorientano, a volte spingono verso una accettazione passiva, una rassegnazione di fronte alla realtà. Ma noi cristiani abbiamo una forza che ci fa vivere e ci rende capaci di intervenire nella realtà.

Un uomo che confida nelle sue forze è difficile che scopra questa forza. L'uomo moderno confida molto nelle sue forze, ripone la fiducia nei suoi mezzi, nei mezzi della tecnica, della scienza. Ma scopre che tutto questo, sebbene riesca a farlo progredire nelle condizioni di vita, non riesce a rendere la vita fra gli uomini più umana e fraterna.

Spesso si legge la storia della Chiesa con sapienza umana e non si riesce a comprendere che essa non è storia di forze e capacità terrene che si sono imposte, quanto l'azione di Dio che ha operato attraverso degli uomini di fede.

La Chiesa sin dagli inizi e attraverso i secoli, in modi e in luoghi differenti si è lasciata guidare dalla forza buona del Signore. E quando questo non è accaduto, ciò è dipeso dalla debolezza e dal peccato degli uomini.

La forza che viene dalla fede nella Parola

L'apostolo Paolo che senza alcun mezzo si mette a girare il mondo allora conosciuto è mosso dalla fede in quella Parola che ha ricevuto. Dove arriva comincia a comunicare la notizia del vangelo. E tanti si sono lasciati attrarre al Signore per mezzo della sua parola debole.

Paolo sperimenta che proprio quando è più debole, sente che in lui agisce la forza che viene dal Signore: "Mi compiaccio quindi delle infermità, degli oltraggi, delle necessità, delle persecuzioni, delle angustie, a motivo di Cristo; perché quando sono debole, allora sono forte" (2 Corinzi 12,10).

Quando un giorno gli apostoli dicono al Signore: "Aumenta la nostra fede!" Gesù risponde che non è un problema di quantità, quanto piuttosto di avere una fede vera, anche se è piccola: "Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe" (Luca 17,6). Gesù vuole dirci che niente è impossibile alla fede. Una fede molto piccola - come un granello di senapa - è già efficace, purché sia una fede autentica.

Le parole che subito dopo troviamo nel Vangelo, ci aiutano a comprendere che cosa significa aver fede, credere.

L'umile obbedienza dinanzi alle esigenze di Dio

C'è bisogno di lavorare nella Chiesa, nella comunità. "La messe è molta - dice Gesù - ma gli operai sono pochi". Ma spesso il nostro lavorare, prestarci, è come inficiato da una voglia di protagonismo, di essere approvati. Questo atteggiamento del cuore rende poco fecondi la Parola e il servizio che ci vengono affidati. Dice Gesù: "quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare" (v.10).

Per comprendere col cuore questa parola occorre mettere un freno alla tentazione di vantarci, di "darci delle arie", imparare l'umile obbedienza dinanzi alle esigenze di Dio.

Spesso noi leggiamo i frutti che il Signore ci fa raccogliere nell'aiutare gli altri a conoscere il Vangelo come qualcosa che esprime la nostra bravura, le nostre capacità. Ma quante volte abbiamo sperimentato che proprio quando ci siamo lasciati semplicemente guidare dal Signore, allora abbiamo comunicato qualcosa che non veniva da noi.

"Non siate timidi, ma forti nella fede e nell'amore"

Per questo, dinanzi alle difficoltà, ai problemi di questo mondo che sembrano superarci, la comunità dei discepoli sente di poter dire una parola non sua, di poter invitare a ritrovarsi insieme per leggere e comprendere i fatti e gli avvenimenti con la luce che viene dal Signore e dalla sua Parola.

Più volte Paolo riprende le parole del profeta Abacuc: "il giusto vivrà per la sua fede" (Romani 1,17; Galati 3,11). Le opere di giustizia nascono dalla fede. La fede può spostare le montagne, può sradicare gli alberi, può toccare i cuori degli uomini. È la fede che ci mette in movimento, che ci fa operare con fiducia e ci fa compiere dei passi che da soli non avremmo mai fatto.

Quando siamo timidi nel comunicare agli altri quello che il Signore ci fa vivere, quando ci dimentichiamo o diciamo di non essere capaci, forse dobbiamo interrogarci sulla nostra fede impedita dai lacci del voler essere protagonisti, di stare troppo davanti a noi stessi.

Oggi sentiamo rivolte a noi le parole che l'apostolo rivolge al discepolo Timoteo: "ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te … Dio non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza" (2 Timoteo 1,6-7).

La fede autentica, anche se piccola, ci fa parlare del Signore, della pace, dello spirito di comprensione e di dialogo, ci fa muovere insieme come comunità e ci fa operare cose buone per noi e per questo mondo.


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